IN RICORDO DI LIDIA

 

La sera in cui la vedemmo per l’ultima volta, nell’andare via prima degli altri, come faceva sempre,finita la  riunione del circolo Ecoidea aveva quell’aria un po’ stanca, che si portava dietro da qualche tempo. Durante la riunione l’avevamo vista un po’ assorta, ma mai distratta e con la precisione di sempre aveva preso le sue note e organizzato il lavoro.

Quando ci salutò ci disse che sarebbe andata a Bologna, che si sarebbe operata e “poi.. forse… vediamo che succede.”

E, salite le scale, quando fu in cima, come sempre udimmo il suo “ciao ciao” e scomparve con quel suo passo lesto.

Eravamo alla fine del giugno del 2006. Da allora le notizie che avemmo di Lidia, le rare telefonate che faceva non ci lasciavano mai disperare, l’operazione non aveva dato grandi risultati, ma dicevamo,la sua tempra, la sua tenacia, la determinazione che metteva nelle cose, ci faceva sperare.

Nella primavera di quest’anno la situazione cominciò a peggiorare, poi divenne drammatica e il 4 settembre sapemmo della sua morte.

Lidia Serenari allora si presentò nella mente di noi tutti del circolo e in chi l’ha conosciuta sotto un altro aspetto, quello più vero e reale, perché , ormai lontana da noi tutti, di lei ci rappresentammo la sua personalità e ne ricostruimmo a partire dalle poche cose che lei ci diceva della sua vita e della sua attività e dalle molte che noi le avevamo visto fare, il profilo di una donna la cui intelligenza, la determinazione e la passione ma soprattutto il suo senso etico, la metteva molto più in alto di quanto lei stessa non si ponesse.

Lidia non parlava mai di sé, ma non era raro che ovunque andasse, un convegno, un congresso, una manifestazione, veniva sempre qualche amico o qualche amica a salutarla, ad abbracciarla con affetto e con premura a chiedere della sua salute. Si trattava di giornalisti, di politici, di personalità della cultura. Tutti, si capiva bene la stimavano e le volevano bene.

Era stata giornalista, aveva lavorato alla RAI e ovunque avesse messo piede era diventata un punto di riferimento per il suo senso pratico, per la capacità di capire situazioni e realtà complesse e saper dare soluzioni. Non le piaceva parlare e nelle discussioni, con intuito sempre felice, di donna, portava le ragioni di una morale e  una passione che ha sempre ispirato il suo impegno civile.

Era stata eletta vicepresidente di Legambiente regionale; in un circolo di detenuti legambientini di Rebibbia aveva creato una cooperativa di lavoro. Nel movimento  dei pacifisti aveva portato un contributo di partecipazione e, forte della sua azione nel movimento delle “Donne in nero” aveva saputo dare contributi di azione e di forte idealità.

Il vuoto che ha lasciato oggi in chi l’ha conosciuta va sempre più riempiendosi della voglia di saperne di più della sua vita e del suo impegno, perché, anche se non più tra noi, tutte le volte che, ci troviamo nell’arena politica e nelle battaglie di civiltà, sentiamo di dover fare come lei la nostra parte con determinazione, senza retorica, con più cuore e  onestà intellettuale.                  

 

   (nando maurelli)