LA FLORA DI ROMA

 In generale nelle città, c'è una flora molto ricca di specie e di elementi insoliti. Roma in particolare grazie alla sua storia, alla varietà del suo paesaggio e al fiume Tevere presenta una notevole biodiversità. La sua lunga storia, infatti, ha fatto sì che accanto alla scomparsa di numerose specie se ne siano sviluppate molte altre. Queste specie (Plantae Urbanae) chiamate apofite, hanno trovato le loro condizioni ideali proprio nelle modifiche apportate dall'uomo. Alcuni esempi sono le piante ad impollinazione anemofila, in particolare la Parietaria diffusa, che si sviluppa su muri ombrosi e ruderi; l'ortica che completa il suo ciclo vitale in un anno; le specie nitrofile (orzo e malva) che hanno sviluppato una notevole tolleranza ai suoli ricchi di nitrati tipici delle città, e altre con caratteristiche di resistenza al calpestìo come la gramigna (Cynodon dactylon).

Oggi, la maggior parte delle specie in espansione non è indigena. A Roma la percentuale più alta delle specie esotiche è costituita da quelle americane, poi vengono le asiatiche che comprendono le ornamentali e alcune infestanti fra cui la camomilla e il fiordaliso. Alcune delle specie estranee di un'area sono introdotte casualmente tramite gli scambi, quindi la loro presenza dipende dal numero dei porti, delle stazioni ferroviarie e dagli aereoporti, che costituiscono i maggiori centri di diffusione per le nuove specie. Per questo motivo le metropoli più attive ospitano in genere una parte di piante esotiche avventizie molto elevata. A parte le avventizie, la maggior parte delle nuove specie è stata introdotta dall'uomo volontariamente in vivai, parchi, giardini privati ed orti botanici.

Tra le specie arboree ricordiamo l'Acero americano, il Platano del lungotevere e la Robinia (Nord America) che ha invaso la vegetazione naturale grazie alla capacità di propagarsi tramite rizomi sotterranei. A Roma, questa specie sostituisce i popolamenti igrofili dei fossi inquinati e colonizza le scarpate lungo strade, autostrade e ferrovie.

"Non tutte le esotiche riescono a svilupparsi e a diffondersi in maniera incisiva. Alcune hanno lo sviluppo limitato dall'influenza dell'uomo. Queste specie, chiamate effimere od occasionali, si riproducono nel nuovo ambiente per un paio di generazioni ma non hanno la capacità di formare popolazioni stabili e scompaiono" (Celesti Grapow 1996). Alcuni esempi di queste specie sono il tiglio, l'olmo americano, i ligustri, le palme africane e gli eucalipti australiani.

Anche se la presenza di specie esotiche è notevole, la vegetazione naturale a Roma è molto rilevante. La sopravvivenza delle specie naturali è dovuta al fatto che nella città di Roma sono presenti alcuni biotopi (Inviolatella, Insugherata, Acquatraversa, Pineto, Infernaccio e i boschi della Farnesina e della Pisana) che ne hanno permesso la penetrazione e la conservazione. Purtroppo però solo alcuni di questi biotopi sono protetti e la tutela non è ancora adeguata.

Gli alberi prevalenti in questi biotopi sono le querce e in particolare la sughera, il cerro, il farnetto, la roverella, la farnia e il leccio. Le altre specie arboree nemorali sono principalmente gli aceri e gli olmi, mentre fra gli arbusti sono frequenti il biancospino e l'albero di Giuda. Il sottobosco è caratterizzato da ciclamini, che fioriscono in autunno e in primavera, da viole, anemoni, agrifoglio e bucaneve che rientrano nelle specie da proteggere.

Lungo le rive dei fiumi è facile trovare dei frammenti di bosco ripariale rappresentati da salici e da pioppi. Oltre ai boschi sono presenti diversi ambienti che comprendono pascoli, incolti e molte specie autoctone tra cui le composite, le graminacee, le leguminose e alcune termofile d'ambiente rupestre. Molto importanti sono anche i parchi cittadini come Villa Ada e Villa Pamphili che favoriscono il mantenimento della diversità floristica e influenzano notevolmente il clima cittadino mitigandolo.

Tutte le piante danno delle informazioni sull'ambiente in cui si trovano, infatti, ad esse può essere attribuito un valore da uno a nove detto valore di bioindicazione che indica maggiore o minore adattabilità delle piante ai fattori ambientali (umidità, temperatura, luce, acidità del suolo, ecc.).

Le piante che hanno un valore di bioindicazione più attendibile sono quelle che crescono in determinati habitat o che si sviluppano in ambienti molto limitati. Alcuni esempi possono essere la Typha latifolia, la cui presenza indica esistenza d'acqua, il Chenopodium, che indica abbondanza di nitrati, e il cappero che invece indica i luoghi assolati. Recenti studi hanno provato la presenza di piante igrofile nelle aree boschive occidentali (Insugherata, Pineto, Infernaccio), nei principali parchi (Villa D. Pamphili), presso l'Appia antica e lungo il Tevere. Molto interessante è il fatto che la presenza di queste specie è aumentata lungo il Tevere e diminuita lungo l'Aniene dove si sono sviluppate diverse specie nitrofile. Oltre a questo tipo d'indicatori se ne utilizzano degli altri, tra cui le esotiche e le sinantropiche per verificare l'intensità dell'impatto dell'uomo. E' facile, infatti, distinguere le specie che non amano l'impatto dell'uomo da quelle che invece nascono e si sviluppano solo in ambienti altamente influenzati.

 

Concludendo è stato osservato che la vegetazione dell'ambiente urbano è in continuo cambiamento. I cambiamenti stanno attenuando le differenze tra le varie regioni e stanno dando luogo ad una vegetazione cosmopolita. E' importante notare però che, se è vero che le piante urbane provocano una riduzione delle caratteristiche delle regioni circostanti, è vero anche che permettono una maggiore copertura vegetale, perché essendo molto adattabili si sviluppano in ambienti che altrimenti resterebbero scoperti portando così delle conseguenze positive sia sull'ambiente sia sul clima.

Nonostante tutto questo la qualità della vegetazione romana può considerarsi molto elevata grazie alla coesistenza tra le specie sinantropiche e quelle autoctone naturali.

Per questo motivo è importante che queste zone siano protette, in modo da favorirne lo sviluppo.